Pianura Pontina. Paludi scomparse tra i Vulcani Albani e i Monti Lepini.

 

 
 

Della grande varietà morfologica originata dai complessi processi geologici del Lazio, le vaste pianure verso il mare, in specie quelle del "Latium Vetus" poi Pontine, sono componenti primarie, uno dei morfotipi più evidenti.

A nord-ovest la grande struttura centrale del vulcano Albano che si generò dalla lacerazione della crosta e dalla risalita di vasti magmi profondi dal mantello, quando si scontrarono le zolle africane ed europea inducendo la microplacca Adria a ruotare verso est. E poi si distesero le terre dopo la subduzione della litosfera e si aprì il mar Tirreno e fu il Vulcano, una delle grandi bocche che va nel Lazio fino alle isole Ponziane, ed emerge sul substrato sedimentario delle successioni pelasgiche.

A nord con andamento parallelo nord-ovest sud-est, i litotipi calcarei dei Lepini, degli Ausuni, Aurunci, ove un tempo si infrangevano le onde del Tirreno, ora caratterizzate da formazioni modellate carsiche, anche molto evidenti.

La più depressa delle pianure (un tempo subsidente), più di quella parallela Valle Latina del Sacco-Liri oltre i Lepini, è dunque quella Pontina; ma anche la più recente, dalla parte del mare, di un margine molto più antico sepolto che è del sistema umbro-marchigiano e di cui il Circeo rimane evidenza emegente sulla linea di dislocazione tettonica nord-sud Olevano/Antrodoco.

Più volte il mare, durante le glaciazioni, alzò ed abbassò il suo livello, tanto che il Circeo fu e isola e promontorio, e quando il mare decrebbe fino a cento metri, fu un tuttuno con le isole Ponziane e le sue grotte furono dimora dello scomparso Uomo di Neanderthal.

La depressione però, è anche complessa, segnata da due linee strutturali "arrossate" dai minerali del Vulcano: una duna costiera, con un'elevazione fino a 9 m sul livello del mare ,"aggrappata" ai rilievi di Nettuno ad Ovest e del Circeo ad Est, ed una Duna Fossile, faglia di scorrimento corrispondente all'attuale tracciato del fiume Sisto, e cerniera di rotazione delle terre.

Le due linee strutturali stabiliscono tre tipomorfologie: una prima, più a Nord, compresa tra la piattaforma carbonatica e la duna fossile, caratterizzata da una evidente immersione delle terre, fino a ieri sito di impaludamento per il fermarsi dellle acque provenienti dalle sorgenti ai piedi della piattaforma; una seconda, compresa tra le due dune, col corpo molto più plasticamente connotato; una terza, delineata da il tombolo sabbioso, costituita da un sistema di laghi immediatamente alle spalle del cordone dunale, testimonianza di antiche valli fluviali sommerse.

Le differenti tipomorfologie definiscono spazialmente l'articolarsi della vegetazione: quella palustre, quella planiziaria di tipo umido (di cui rimane evidente traccia nell'attuale foresta del Parco), e quella della "macchia mediterranea".

 
 
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